Vaccini sotto il riflettore – Bozza
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…ma inserirei questo discorso in un contesto più ampio.
Da un lato c’è il bisogno di ognuno di noi di avere un riflettore puntato addosso, dall’ altro c’è una comunità scientifica divisa in fazioni, in correnti, in posizioni diverse.
Prima dell’avvento dei social network, chi aspirava a diventare una ballerina, l’obiettivo idealizzato era avere l’occasione di essere presente ad un evento che avesse uno spazio televisivo. Oggi non serve più il riflettore dello studio televisivo: è sufficiente realizzare un video con il cellulare e pubblicarlo su YouTube. Il mezzo televisivo irraggiungibile per i suoi tempi, modi e… soldi è stato superato dai social network i quali ci permettono di avere il nostro riflettore personale quando ne sentiamo il bisogno.
Emblematico il caso di Diana, 5 anni di età che con suo fratello Roma, hanno raggiunto 47 milioni di iscritti e oltre 21 miliardi di visualizzazioni. Un budget pubblicitario di 6 milioni di dollari previsti nel 2020 secondo le stime SocialBlade.
E come lei almeno altri 10 bambini nel mondo hanno cifre simili. Corriere della Sera
Anche io che scrivo questo mio pensiero in un sito sto utilizzando un riflettore personale che soddisfa un bisogno di popolarità, altrimenti il mio pensiero l’avrei potuto tenere tra le pareti della scatola cranica.
Ecco quindi il fiorire di selfie, il mettere la nostra vita privata su un social in modo che qualcuno ci dia quel momento di popolarità di cui abbiamo bisogno. Ed ecco anche il bisogno di dover ricorrere a gesti estremi che attirino più di un riflettore sul nostro gesto.
In questo contesto la comunità scientifica non è stata da meno. L’esempio emblematico è concentrato in tutta la comunicazione relativa al Coronavirus. Ogni “professore” aveva bisogno del proprio riflettore.
Ecco grandi luminari nel loro ambito, esprimere opinioni, previsioni, idee. Azzardate, antitetiche, prive di fondamento scientifico, pur di avere il riflettore puntato addosso. E questa volta non si trattava di avere un like in più, era il riflettore della televisione! Come lasciarsi sfuggire un occasione simile?
La comunicazione scientifica non è costituita da idee, previsioni, opinioni, o meglio queste vanno tenute all’interno della comunità stessa e non vanno rese pubbliche prima che il metodo scientifico venga applicato nella sua interezza. Solo alla fine i risultati devono essere resi pubblici in maniera unanime, univoca e non discutibile o… smentita!

Il Coronavirus perde forza con l’arrivo dell’estate
Il Coronavirus attacca solo gli anziani
Il Coronavirus è poco più di una influenza
Sono solo alcune delle ipotesi che sono state smentite dalla cruda realtà.
Se prima di fare certe dichiarazioni fossero state verificate, come la scienza impone, non avremmo assistito alla continua lista di contraddizioni, alla creazione di fazioni, al tifo da stadio verso uno o verso l’altro.
E’ anche vero che per verificare alcune ipotesi sarebbero occorsi tempi lunghi. Quindi forse sarebbe stato meglio non fare determinate dichiarazioni? Forse.
Virologi, epidemiologi, medici, infermieri, studiosi. Quanti ne abbiamo conosciuti in queste settimane. Se la comunità scientifica fosse stata unita forse avremmo conosciuto una sola persona, un unico portavoce un responsabile della comunicazione. Forse.
Forse non avremmo conosciuto tanti che fanno il loro lavoro con impegno.
Ma forse avremmo avuto più fiducia in una comunità scientifica priva di contraddizioni.
Aggiornamento del 10/07/2020
Sembra ci sia un interesse da parte del prof. LoPalco a candidarsi con Emiliano da Il Fatto Quotidiano
Ed Ecco come può essere utilizzato un riflettore!
A prescindere se la notizia sia vera o falsa, se ci sia l’intenzione o meno quello che riguarda questa trattazione è l’utilizzo del “riflettore” come trampolino di lancio: chi avrebbe data un solo voto al professore se non avesse fatto tutte quelle “apparizioni” nei programmi televisi?















